Renato Guttuso nasce il 26 Dicembre 1911 a Bagheria.
Appena tredicenne, comincia a firmare e datare i primi quadri. Si tratta di tavolette dove per lo più copia i paesaggi siciliani dell’ottocento. Negli anni immediatamente successivi comincia a frequentare l’atelier del pittore futurista Pippo Rizzo e l’ambiente palermitano. A Palermo nel 1928 partecipa alla sua prima mostra collettiva. Nel 1931 partecipa con due quadri alla Quadriennale Nazionale d’Arte Italiana a Roma dove ha occasione di vedere dal vivo le opere dei più grandi maestri italiani che lo impressionano profondamente. Per vivere a Roma esegue alcuni lavori di restauro alla Pinacoteca di Perugia e alla Galleria Borghese di Roma. Dal 1929 collabora con giornali e riviste e già dalla scelta dei suoi primi soggetti critici si delineano i suoi interessi in favore di una pittura impegnata. Nel 1934 espone per la seconda volta a Milano, alla Galleria del Milione con il “Gruppo dei 4” che aveva fondato a Palermo con Giovanni Barbera, Nino Franchina e Lia Pasqualino. A causa del servizio militare trascorre il 1935 a Milano, dove ha occasione di stringere grandi amicizie con artisti quali Birolli, Sassu, Manzù e Fontana con cui dividerà lo studio, ed intellettuali come il poeta Salvatore Quasimodo, Raffaele De Grada, Elio Vittorini. Nonostante le sue molteplici amicizie, il periodo milanese è caratterizzato da una profonda depressione causata probabilmente dalle durissime condizioni economiche. Tra il 1937 e il 1939 si trasferisce definitivamente a Roma. Questi saranno anni importantissimi per lui; nasceranno le amicizie con Alberto Moravia, Antonello Trombadori e Mario Alicata che avranno un ruolo fondamentale nella sua adesione al partito Comunista. In questo periodo conosce Mimise Dotti che sarà sua compagna per tutta la vita. Nel 1940-41 realizza la Crocefissione la sua opera più famosa ed uno dei quadri più significativi del Novecento. Il quadro suscita un grande scandalo nel mondo cattolico tanto che il Vaticano proibisce ai religiosi di guardare l’opera. Nel 1940 al Teatro delle arti di Roma, diretto da Anton Giulio Bragaglia, Renato Guttuso fa il suo esordio nella scenografia musicale, firmando scene e costumi per l’Histoire du Soldat. Nel 1943 lascia Roma per motivi politici e partecipa attivamente alla resistenza antifascista. Della lotta partigiana ha lasciato una struggente testimonianza artistica nella serie di disegni realizzati con inchiostri delle tipografie clandestine intitolati GOTT MIT UNS. Nel 1945 conosce a Parigi Pablo Picasso con il quale stringerà una solida amicizia che durerà tutta la vita. In Italia insieme ad alcuni artisti ed amici tra i quali Birolli, Vedova, Marchiori, il gallerista Cairola, fonda il movimento Fronte Nuovo delle Arti, un gruppo di artisti molto impegnato politicamente con l’obiettivo di recuperare le esperienze artistiche europee che a causa del fascismo erano poco conosciute in Italia. Nella sua pittura sono presenti temi sociali e di vita quotidiana. Nel 1950 ottiene a Varsavia il premio del Consiglio Mondiale per la Pace, nello stesso anno tiene la sua prima personale a Londra. A Roma al Teatro dei Satiri curerà le scenografie e i costumi per “Madre Coraggio e i suoi figli” di Bertold Brecht, in prima assoluta in Italia. È sempre presente alle Biennali di Venezia con grandi quadri suscitando sempre discussioni e dibattiti. Tra il 1957 e il 1965 collabora con le più importanti riviste italiane e internazionali con scritti di teoria e critica d’arte. Lavora all’illustrazione della Divina Commedia che sarà pubblicata nel 1961 da Mondadori. Nello stesso anno Elio Vittorini scrive un’importante monografia sul pittore mentre l’amico Pasolini un’introduzione per un suo libro di disegni. A New-York, la Aca-Heller Gallery gli dedica un’importante mostra, il Museo Puskin di Mosca un’importante retrospettiva e il Museo Stedelick di Amsterdam gli dedica un’antologica di grande successo che sarà poi ospitata anche al Palais de Beaux arts di Charleroi; mentre nel 1963 si apre a Parma una sua ampia mostra antologica, presentata da Roberto Longhi. Nello stesso anno, sempre a Parma, , cura scene e costumi per il Machbeth di Verdi.
Nel 1965 si trasferisce a Palazzo del Grillo dove continuerà ad abitare e lavorare fino alla morte. Nel 1966 realizza il grande ciclo dell’Autobiografia, una serie di dipinti che costituiranno il nucleo di importanti antologiche ospitate in vari musei europei. Collabora alla realizzazione delle scene teatrali per il Contratto di Eduardo de Filippo, suo grande amico. Nel 1971 riceve, dall’Università di Palermo, la laurea Honoris Causa. Nel 1972 riceve il premio Lenin e gli viene dedicata una grande mostra all’Accademia delle arte di Mosca. Illustra i Malavoglia di Verga nel 1978 e l’Eneide di Virgilio nel 1980. Viene eletto senatore, nelle liste del PCI, nel collegio di Sciacca e nel 1982 il centro di cultura di Palazzo Grassi di Venezia gli dedica una importante mostra antologica. Nel 1983 affresca una cappella del Sacromonte di Varese con la Fuga in Egitto. Nel 1985 intraprende un’opera monumentale, affrescando l’intera volta del soffitto del teatro lirico Vittorio Emanuele di Messina, rappresentando la leggenda di Cola Pesce.
Muore a Roma l’8 gennaio del 1987.


















