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Michele Circiello nasce a Rocchette Sant'Antonio (Fg) il 23 novembre 1944, vive e lavora a Foggia. Ha studiato all'Istituto d'Arte di Foggia e all'Accademia di Belle Arti di Milano.
Allievo del maestro Cantatore debutta negli anni '70 con una pittura tradizionale - figurativa, una pittura nella quale vengono rappresentate le scene di vita quotidiana e i problemi della sua terra. Focalizza la vitalità umana del piccolo centro Subappenino, stradicando quei valori morali, sentimantali e poetici tipici del posto.
La svolta artistica avviene quando si sofferma sulla pesante crisi economico-sociale che interessa i paesi della Daunia (le sue tele sono dei veri e propri documenti di un disagio sociale, una denunzia della realtà ambientale) una crisi che costringe uomini e donne ad abbondonare con rassegnazione l'infruttuoso lavoro dei campi.
Dalle tele di Circiello affiorano sguardi vaghi, stanchi delle donne, dal volto malinconico per il marito e il figlio lontano ma nonostante ciò si legge l'eroica attesa di un ritorno e una dignitosa forza morale.
Nell'anno scolatico 1973/74 riceve la cattedra a Vieste e dopo qualche mese rimane affascinato dalla natura incontaminata del Gargano, per le sue rocce cavernose, per il disteso ammanto arboreo, per l'immensità dei suoi orizzonti, per la dimensione reale che si fa trascendente quando lo sguardo con impercettibile motilità trascorre dal mare al cielo.
L'ambiente è mistico: la grotta dell'Arcangelo Michele e gli antecedenti culti pagani ne sono una chiara testimonianza.
Il Gargano è depositario di tracce della preistoria: la grotta Paglicci è tra i siti paleolitici d'Europa più importanti.
Michele Circiello nei pomeriggi invernali e primaverili diventa un nomade, osserva la natura incontaminata, è un attento osservatore di quei segni di vita vegetale diventando così l'accertatore di tracce: del tempo e dell'uomo.
Riporta sulle tele le caratteristiche paesaggistiche del Gargano, le vicende di caccia dei suoi omini preistorici.
Successivamente non si accontenta più della rappresentazione della realtà garganica anzi, interviene sulla roccia, proponendo anche l'arte del gesto. Con gessetti e pennarelli marca e allunga la crepa, disegna l'omino,stinge il grigio calcareo della pietra, dando vita così alla "fotopietra".
Contemporaneamente le sue tele si arricchiscono dal punto di vista materico: la tecnica si fa mista. incorpora sabbie, schegge e sassolini della zona. Questa fase è chiamata "garganica".
Il Legame con la sua Terra diventa più tretto; Circiello cerca, ricerca e trova le tracce dell'uomo preistorico e protostorico: nascono le tele ispirate a quelle sipontine del Museo Nazionale di Mandredonia.
La ricerca continua, diretta sull'uomo troglodita e del medioevo; scopre così le chiese rupestri dalle icone solenni purtroppo stinte dall'umidità, dalle muffe, nascono così le icone e le lunette circielliane che propongono non tanto le immagini sacre quanto la poesia del loro stato reliquiale.
Circiello ha esposto nelle gallerie di molte città italiane e ha partecipato a numerose manifestazioni artistiche fra cui: Expo Arte di Bari, Arte Fiera di Bologna, Tevere Expo Arte di Roma, ai Giardini d'Acque di Bologna.
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