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| 31 agosto 2007
Stefano Puleo di Acitrezza con i suoi paesaggi dai toni caldi e le sensuali figure femminili interpreta la bellezza della Sicilia e del Mediterraneo
RIVISTA "VERO"
intervista di Laura Luzzato
Milano. E' un pomeriggio tipicamente estivo, il sole splende, il cielo è limpido. Per la prima volta è un pittore che viene a trovarmi: Stefano Puleo. Mi sembra una giornata veramente ideale per accogliere questo artista che arriva da Acitrezza, un paese vicino Catania, ma quando ci incontriamo nella galleria in via Pontaccio e vedo le sue opere mi rendo conto che questo clima non è niente rispetto alla magia e al calore della terra da cui proviene. Le sue tele sono intrise di atmosfere decisamente siciliane: dai paesaggi, ai girasoli, agli scorci cittadini e marini, alle figure femminili cariche di una sensualità intensa, accaldata, solare. Nelle sue composizioni si riescono a respirare i profumi tipici isolani e le figure ci riportano a ritmi di vita lenti, suadenti e passionali. I colori caldi, prettamente mediterranei, e un realismo incredibile riescono a farci pervenire il pensiero dei suoi personaggi e l'intensità delle situazioni. Osservare queste opere diventa così un viaggio emozionante attraverso la Sicilia.
Com'è nata la passione per l'arte?Ad Acitrezza, dove sono nato, si svolgeva un premio di pittura nazionale dove venivano invitati tutti i nomi in voga del periodo. Avevo circa sei anni e vedendo questi pittori che esponevano sul lungomare, mi sono appassionato. Sotto la zona del lungomare c'era un cantiere di barche che venivano dipinte e lavorate con delle decorazioni particolare e dei colori prettamente mediterranei: il rosso, l'azzurro, il giallo. Quindi andavo a vedere i quadri in esposizione, scendevo giù al cantiere, raccoglievo le lattine di smalto lasciato di scarto e me ne andavo sullo scoglio a dipingere.
E poi?
E poi un amico di mio padre che mi vedeva mi regalò una confezione di sei pastelli a cera e da quel momento incominciai!
Sei un autodidatta?
No, ho frequentato il Liceo Artistico, però non mi hanno insegnato niente (ride).
Per essere artisti bisogna avere un talento innato?Bisogna avere una passione che si deve coltivare. Ho visto tanti talenti che si sono bruciati e sono scomparsi. Si deve studiare e fare tanti sacrifici perchè l'essere artisti diventi anche una professione.
Quando ti sei detto: "Finalmente posso vivere la mia arte!"
Mai! Non l'ho mai pensato perchè ho sempre voglia d'imparare, e non credo di aver raggiunto alcun obiettivo ancora. Fino a quando si ha voglia di imparare si va avanti!
Come identificheresti la tua arte? La mia pittura è il mio mondo, la mia anima. Soprattutto i colori che sono mediterranei. La mia formazioone è stata guardare Guttuso e tutta la pittura siciliana. La mia pittura è l'illustrazione di quelli che possono essere i sentimenti e i pensieri prettamenti italiani e mediterranei. Ci sono anche dei riferimenti all'espressionismo tedesco.
A un certo punto infatti vai in Norvegia. Come mai?Agli inizi la mia produzione era composta da disegni perchè per me era molto importante curare il segno e quindi seguivo tutto l'espressionismo tedesco. A Oslo c'era la possibilità di vedere una mostra al museo di Munch, avevo 17 anni, allora andai e mi fermai per tre mesi lavorando nel museo in modo da essere costantemente in contatto con le opere.
Come definiresti la tua arte: postespressionismo, espressionismo rivisitato . . .Fino agli anni '80 la mia tematica prevedeva il "Brutto", ossia riuscire ad elaborare il "Brutto", anche perchè negli anni 70/80 c'era questa forma d'arte in cui la bellezza, nell'ambito figurativo, veniva un pò abbandonata . . . Sono andato anche in crisi fino a quando, un giorno, incontrai Renato Guttuso.
Come avvenne?
Stavo andando a Roma con una cartella di disegni per presentarli alle galerie, cosa che facevo spesso, ma che per il 90% delle volte non andava a buon fine perchè non trattavo l'astratto. In treno a Reggio Calabria, salì un gallerista che si sedette vicino a me. Parla che ti parla gli dissi che ero un pittore e stavo andando a Roma. Abbiamo fatto il viaggio insieme. Arrivati ci siamo salutati. Io ho fatto il mio giro, che andò come al solito. Mi sedetti a Piazza di Spagna e incontrai nuovamente il gallerista che mi chiese se volevo andare con lui ad un appuntamento con Renato Guttuso, accettai. Quando mi trovai davanti al lui mi emozionai tantissimo, mi fece un sacco di domande e poi mi diede un consiglio:
"Devi essere te stesso, trova la tua figura". Da quel momento cambiai radicalmente la mia pittura.
Come?
Ho cominciato a trattare il bello con i colori miei. Poi sono andato a Parigi e, osservando gli impressionisti, sono nate le regazze al bar, le bagnanti e altri soggetti.
Qual è l'importanza dei colori?Sono tutti importanti ma i gialli, i rossi, e le ocre sono determinanti nella composizione del dipinti.
Qual è il soggetto che prediligi?Le figure, i girasoli, i tetti: temi classici rivisti alla mia maniera.
Come funziona adesso il mercato dell'arte? Una volta c'era il mecenate ...Credo che il mecenate esista sempre e comunque. Sono molto importanti i mercanti e i galleristi soprattutto perchè riescono a dare stimolo all'artista e ne curano anche l'immagine.
Hai lavorato anche per il "Giornale del Sud", facevi le vignette . . .Si, è stato nel periodo in cui realizzavo i disegni e Giuseppe Fava, che li ammirava molto, mi pregò di collaborare al suo giornale. E' stata una bella esperienza. Facevo vignette soprattutto su uomini politici, Fanfani, Craxi. . .
Il pubblico che apprezzi di più?In tutti i posti dove sono andato, dalla Germania agli Stati Uniti, ho sempre trovato un buon riscontro da parte del pubblico. Quello che mi da' più soddifazione però è sempre quello italiano. Comunque non è che mi trovi spesso tra il pubblico. Faccio vita monastica!
In che senso vita monastica?Sono sempre a lavorare.
Spesso si affianca alla vita dell'artista la solitudine, è un connubio che esiste anche per te?Senza dubbio, nella solitudine e nella contemplazione riesci a trovare delle soluzioni che necessitano all'opera che hai sul cavalletto.
Ci sono momenti in cui non hai l'ispirazione?No, perchè l'ispirazione non è necessaria nell'opera dell'artista. In realtà quando tu sai di dover lavorare, nel momento in cui tracci il primo tratto di carboncino sulla tela incominci a elaborare un' idea che cerchi di realizzare.
Un incontro nella tua vita, oltre a Renato Guttuso , che ti ha particolarmente colpito?
Ce ne sono stati tenti: all'inizio parliamo di Cardazzo, Galleria del Naviglio; poi di Renzo Cortina della libreria e poi Antonio Lagioia della Sangiorgio che è il mio attuale mercante.
Com'è nata la collaborazione con la Sangiorgio?
Ci incontrammo in una fiera d'arte, nacque subito ùn feeling, una bella amicizia con i soci che poi ha portato a una collaborazione che dura ormai da tantissimi anni.
Nell'arte c'è un punto d'arrivo?Non si arriva mai.
Come di svilupperà il suo stile?Questo non lo so perchè davanti alla tela bianca parto ancora con l'inconscienza di un bambino e quindi ho sempre paura di non riuscire a completare l'opera.
Hai appuntamenti?Ho una grande mostra a novembre al Parlamento Europeo a Bruxelles.
C'è una tematica?La tematica che mi hanno richiesto è "Luci e colori della Sicilia" e quindi per me è stato un invito a nozze. Il primo di settembre verrà presentato anche il volume di queta mostra in cui sono preeenti 60 pezzi e 30 disegni.
Che consiglio daresti a quei giovani che vorrebbero intraprendere la carriera di pittori?Per fare questo mestiere ci vuole molta umiltà che ti spinge al desiderio di imparare. E' importante anche la ricerca continua dell'essere se stessi.
Cos'è la felicità per te?
Trovare un bel tono di colore sulla tavolozza! |
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